L’università di Rostock
Carta (I), 22.6.2007, www.carta.org/

Dario Azzellini

«Abbiamo vinto!», esclama Anne della Sinistra Interventista (Interventionistische Linke, Il) il venerdì pomeriggio. Valutazione condivisa dalla maggior parte dei partecipanti alle azioni contro il G8 a Heiligendamm in Germania. Più di diecimila persone sono riuscite a bloccare tutti gli accessi via terra alla zona rossa del G8. Da mercoledì a mezzogiorno fino a venerdì mattina nessuno è riuscito a raggiungere il luogo del vertice via terra. E questo nonostante il divieto di manifestazione confermato dalla Corte suprema. Le tre strade di accesso erano impraticabili, e anche il treno che doveva portare i giornalisti accreditati a Heiligendamm. I media tacciono sul fatto che, anche se non si è riusciti ad impedire il G8, le manifestazioni ed i blocchi sono riusciti – per la prima volta nella storia di questi vertici – a disturbare il funzionamento programmato. Il mercoledì non tutte le delegazioni ufficiali sono riuscite ad arrivare al vertice, alcune hanno girato per ore per le campagne del Meclemburgo-Pomerania anteriore senza mai raggiungere Heiligendamm, altre sono state avvertite che era meglio rimanere in hotel. Alcune auto di delegati sono state intercettate dai manifestanti. La foto di gruppo delle delegazioni, che si doveva fare il mercoledì pomeriggio, è stata semplicemente cancellata: gli interessati non erano presenti. I giornalisti sono stati trasportati in barca, la passeggiata in spiaggia dei capi Stato è stata cancellata. «I blocchi sono stati un successo totale», conclude Christoph Kleine, portavoce di Block G8 e attivista di uno della ventina di gruppi e organizzazioni tedesche che formano la Il. Ma come ci si è riusciti? Chi, e con quali tecniche di azione?
I punti di blocco sono stati principalmente quattro, due dei quali sono stati bloccati da Block G8. Oltre ad Il, anche la rete antinucleare «X-Tausend x quer», l’organizzazione giovanile «Solid»[(vicina alla Linkspartei, però con un ampia autonomia] e vari altri gruppi hanno partecipato ai blocchi. Gli altri due varchi sono stati bloccati invece dalla rete autonoma-anarchica «Dissent», una parte di Il e altri gruppi, organizzazioni e collettivi. Block G8 ha usato con una forma d’azione chiamata «tattica delle cinque dita», che ha sorpreso tutti, Funzionava così: il corteo partiva compatto in direzione della polizia, ma poco prima di arrivare a contatto si suddivideva in cinque cortei, organizzati da prima, che cercavano di aggirare la polizia, costringendola ad allargarsi sempre di più sul territorio. A loro volta. I cinque spezzoni erano ulteriormente suddivisi in piccoli gruppetti, tra quattro e otto persone, che cercavano di oltrepassare i cordoni delle forze d’ordine.
Nonostante a Rostock siano stati radunati 17 mila poliziotti, più i mille chiamati d’urgenza da Berlino durante il G8, la polizia non è riuscita a tenere sotto controllo la situazione. Nonostante i moltissimi idranti, il gas urticante al pepe, le cariche brutali contro i manifestanti, 1.100 dei quali sono stati fermati in cinque giorni, e nonostante le truppe speciali antisommossa Usk siano state trasportate con elicotteri da un punto all’altro, i manifestanti hanno vinto, hanno scavalcato i blocchi della polizia per bloccare loro stessi ai potenti del mondo.
Sara una giovane attivista del gruppo Fels [«Per una corrente di sinistra»] di Berlino, che fa parte dell’Il, spiega: «Con la tattica delle ‘cinque dita’ siamo riusciti a raggirare la polizia e a raggiungere il nostro obiettivo senza grandi perdite e senza scontri diretti, ovvero quello che voleva la polizia. Ci siamo portati dietro migliaia e migliaia di giovani che se ne sono infischiati del divieto di manifestare, della polizia, della repressione, si sono organizzati in gruppi diretti con un sistema di delegati. E’ stato un successo impressionante ed è una scuola di vita».
Infatti il tono prevalente della protesta è stato il buon umore. Mentre il mercoledì mattina, al ritmo di «we will rock you» dei Queen, si cantava «we will block you», al ritorno dai blocchi, il venerdì, tutti cantavano con un sorriso «we have, we have – blocked you!».
Dopo la manifestazione d’apertura del sabato, finita in scontri, quasi nessuno si aspettava un successo del genere. La manifestazione di più di 80 mila persone arrivate con tutti i mezzi possibili in quest’angolo sperduto della Germania, è stata dichiarata un successo da tutte le forze che vi hanno partecipato, anche se gli scontri alla fine hanno dato il via a vari distinguo da parte di organizzazioni non governative e di alcuni esponenti di Attac dal «black block» tanto evocato dalla stampa: molti politici puntavano a creare divisioni dentro il movimento. Per fortuna questa strategia non ha funzionato. Pur con molte difficoltà, il coordinamento della manifestazione, che ha riunito per la prima volta tutti, dai pacifisti ad Attac, fino alla sinistra rivoluzionaria di Il, ha tenuto.
Di fatto non è ancora del tutto chiaro come siano scoppiati gli scontri e su come valutarli esistono grandissime differfenze anche nello stesso «back block». Il quale, al di là di tutto quel che è stato detto e scritto non è un’organizzazione ma una tattica di manifestazione per difendersi dalle cariche della polizia. E la polizia per altro alla fine della manifestazione ha caricato tutti i manifestanti. I feriti sono centinaia e chi ha visto come la polizia tedesca ha abbordato con un motoscafo un gommone di Greenpeace – azione del tutto appropriata e moderata, come ha dichiarato il capo della polizia responsabile dell’operazione – si può immaginare come abbia trattato i manifestanti fuori dalla vista delle telecamere.
Nei tre campeggi per i manifestanti la situazione è rimasta solidale e tranquilla anche dopo la manifestazione del sabato. Anche tra chi non ha approvato gli scontri non si trovava quasi nessuno disposto a prendere le distanze. La base di Attac che era nel campeggio, in un’assemblea due giorni prima dei blocchi ha deciso di partecipare ai blocchi, che non erano ufficialmente sostenuti da Attac. L’associazione, come molte ONG, si era concentrata sul manifestazione e sul controvertice, al quale hanno partecipato circa duemila persone. Continuano ad esistere diverse valutazioni sui fatti del sabato, ma quello che è stato reso pubblico in seguito ha attirato l’attenzione di alcuni media sul comportamento della polizia. Per presentare i manifestanti come violenti la polizia ha parlato di quasi 500 poliziotti feriti, dei quali più di trenta gravi. Due giorni dopo ha dovuto ammettere di avere mentito: solo due poliziotti, con un braccio rotto, sono rimasti in ospedale oltre il sabato sera. Anche durante i blocchi la polizia ha comunicato informazioni false, come di essere stata attaccata con pietre e di non aver usato idranti o gas, fatti smentiti non solo dai manifestanti ma anche da molti giornalisti. E a proposito dell’«esercito dei clown», che ha accompagnato tutte le azioni con molta fantasia, la polizia ha dichiarato che otto poliziotti sono andati a finire in ospedale dopo essere stati «attaccati dai clown con acidi sconosciuti». Ma era falso.
L’associazione repubblicana degli avvocati [Rav], che ha partecipato nell’organizzazione del «legal team», l’appoggio legale alla protesta formato da più di cento avvocati, ha dichiarato in una conferenza stampa che i manifestanti fermati sono stati picchiati, gli è stato impedito di parlare con gli avvocati e che la polizia a addirittura minacciato e pestato alcuni degli stessi legali. Inoltre l’associazione ha avanzato una denuncia contro le corti che hanno esaminato e permesso le gabbie per i fermati delle proteste: i manifestanti, fermati spesso senza motivo evidente, sono stati rinchiusi in gruppi di 25 persone in gabbie di 20 metri quadri montate dentro a un capannanone industriale con le luci al neon accese 24 ore su 24, gli è stato negato sia di mangiare regolarmente come di andare in bagno. Secondo Rav si è trattato di «condizioni disumane».
In uno dei cortei che si muoveva verso un posto di blocco sono stati scoperti otto agent provocatori della polizia, che cercavano di incitare in manifestanti ad attaccare la polizia. Sette sono scappati, ma uno è stato fermato dai manifestanti e riconosciuto come poliziotto di un’unitá speciale di Brema. Il «legal team» lo ha consegnato alla polizia. Questo fatto sarà oggetto di un’interrogazione parlamentare, cosi anche l’uso dell’esercito durante il G8, che con carri armati si era schierato intorno all’aeroporto e su ponti autostradali. L’uso interno dell’esercito – a parte le catastrofi naturali – è severamente proibito dalla Costituzione tedesca, così come ogni coordinamento tra polizia ed esercito. Nonostante ciò alla domanda su chi fosse ufficialmente informato sull’uso dell’esercito, la risposta è stata: «Lo chieda all’addetto stampa della polizia, sono loro che stanno coordinando